Come cambia il modo di andare per mare quando si diventa Comandante

Il sogno di molti è di andare per mare con un mezzo proprio, senza dover seguire rotte già decise da altri e liberi di esplorare rade e posti raggiungibili solo da pochi fortunati naviganti.
Godere di un turchese mare, lontano da spiagge chiassose e accompagnare amici o clienti a vedere panorami unici, è il motivo per tornare sui banchi di scuola, rimettersi a studiare e ottenere la Patente Nautica.
E qui sta la sorpresa: la Patente Nautica richiede meno informazioni e regole di quella automobilistica e la sorpresa sta nel capire che se quelle regole non le rispetti i guai possono essere molto molto più grossi per la barca, per i passeggeri e per il Comandante.
Quindi per mare ci sono meno regole, ma le situazioni in cui ci si imbatte, possono avere conseguenze più gravi.

Infatti se pensi che la difficoltà nel navigare sia data dalla dimensione della barca o dalla distanza da percorrere, ti sbagli, perché nella mia esperienza c’è qualcosa di più importante che si deve assolutamente comprendere, cioè che ci sono responsabilità.
Cerco di spiegarmi: chi vuole conseguire la patente, fa l’errore di credere che basti raggiungere il titolo di Comandante per allontanarsi dal porticciolo, mi spiace per chi ha un pensiero così superficiale, per non dire banale.

Enrico Mocci Patente nautica tra sogni e responsabilità
Enrico Mocci Patente nautica tra sogni e responsabilità

Ma come può essere che sia sufficiente un corso online e impiegare un pomeriggio con un istruttore per sapersela cavare?
Il tempo è un bene prezioso ed è proprio per questo che, per me, è fondamentale non perder tempo ad ascoltare qualche nuova nozione, ristretta e compressa in un fine settimana, illudendosi di sapersi arrangiare quando si sta su un motoscafo o un gommone.
Forse non ti è mai capitato di trovarti col mare mosso lontano da un porto sicuro dove ormeggiare.
Prova ad immaginarti quella volta che Giovanni, neopatentato, uscendo per la prima volta con la sua ragazza, era così preso da far vedere la sua bravura e la sua destrezza tra le onde, che si è ritrovato incagliato su un fondale troppo basso.
La fortuna di Giovanni è stata che, nonostante il tempo, è stato possibile soccorrerlo, così che tutti hanno fatto ritorno a casa sani e salvi.
Avrai capito che quando parlo di responsabilità mi riferisco verso sé stessi e verso i passeggeri oltre che, naturalmente, verso l’imbarcazione.
In realtà, penso che la prima responsabilità sia verso il mare, nel comprenderne almeno alcuni principi e regole.
Molte persone sono appassionate e vogliono qualcosa di più, vogliono sapersela cavare bene, vogliono essere sicuri nella loro imbarcazione, vogliono uscire tranquilli con clienti e parenti ed è a loro che mi rivolgo, anzi è per loro che insegno da molti anni.
Non per quelli che vogliono tutto e subito e non per le persone a cui basta un pezzo di carta da mettere nel cassetto o in una cornice.
Io insegno a chi vuole vivere il mare veramente, con i pregi e i difetti, con le bellezze e le difficoltà, sapendo che ci sono scelte e soluzioni.
L’obiettivo quando insegno per la Patente Nautica, non è solo dare informazioni, ma far vivere concretamente esperienze dove mettere in pratica la teoria e far incontrare per davvero il mare in sicurezza.
Per fare questo ci vuole il tempo giusto: bisogna avere il tempo per ascoltare e condividere, per provare, sbagliare e trovare soluzioni.
Insomma, ci vuole tempo per mettere le mani in pasta, anzi sul timone.
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